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Una ricerca poderosa che attraversa duemila anni di storia, tra guerre, trasformazioni ambientali, tradizioni e vita quotidiana. Unico nel suo genere, il volume, impreziosito da foto storiche inedite, raccoglie e intreccia tutte le fonti e le testimonianze per restituire l’anima profonda dell’Alta Val Varaita..
Non è sicuramente un caso se gli eventi che hanno coinvolto Pontechianale, affondino le loro radici nella storia della Valle Varaita e non solo. Già lo stesso toponimo della frazione Castello trae origine dalla particolare configurazione dell’abitato, adagiato ai piedi di una rupe. L’area, già frequentata sin dall’Età del ferro, divenne un sito di notevole importanza strategica sin dall’alto Medioevo, con l’insediamento di una struttura difensiva con torri, caseforti e un castello. Terre già appartenute alla diocesi torinese, ad antiche famiglie di Verzuolo e alla “consorteria” della nobiltà locale. Feudi ceduti, in parte, ai marchesi di Saluzzo e in parte ai delfini del Viennois, per passare poi sotto il controllo del Delfinato, quindi del re di Francia ed infine ai Savoia dal 1713. Trent’anni dopo, la rocca divenne il centro del sistema difensivo predisposto dai Piemontesi, in occasione dell’invasione delle truppe franco-ispaniche nel 1743-1744. Nel Novecento si aggiunsero i mutamenti più recenti: l’insediamento del bacino idroelettrico di Pontechianale nel 1942; l’alluvione del giugno 1957; lo sviluppo edilizio degli anni Sessanta con la seggiovia inaugurata nel 1963; l’incremento turistico favorito dal valico del Colle dell’Agnello nel 1973. Evoluzione accompagnata però anche da un progressivo quanto inesorabile calo demografico. Certo, sono passate molte stagioni e una parte di quel paesaggio è stato profondamente modificato, anche se il panorama rimane pur sempre straordinario. Nonostante le ferite provocate dai ricordi, il bacino artificiale, infine, fu accettato ed oggi appare come un elemento naturale del paesaggio. Pagine di storia che appartengono all’illustre passato di questa comunità; vicende vissute, sino all’epilogo, all’insegna di un’ammirevole dignità montanara..i
Infossi PaoloNato a Torino nel 1950. Dopo il diploma è occupato in campo amministrativo in varie aziende a Torino, Manta e Saluzzo, dove si è stabilito nel 1976. Nel 1978, è tra i fondatori del Comitato Promotore del Concorso di Arti Figurative dedicato, l’anno successivo, al maestro Matteo Olivero collaborando, sino al 2016, all’organizzazione del Premio presso il Museo Civico di Casa Cavassa, la Sala d’Arte Amleto Bertoni e la Fondazione Amleto Bertoni - Città di Saluzzo. Dal 1995 al 2021 è tra i coordinatori della Rassegna Saluzzo Arte, firmando gli ultimi interventi per: Memento (2018); Il labirinto dei simboli (2019) alla Castiglia di Saluzzo. Autore di varie mostre collaterali, tra queste: Donne, solo e semplicemente donne (2012); Le Signore del tempo (2013); Fabula docet (2014); L’invisibile porta dei sogni (2015). Nel frattempo è impegnato in varie iniziative culturali; dal 2005 al 2017, collabora con il Museo del mobile, diretto da Celeste Ruà, a Castello di Pontechianale pubblicando due saggi: Maschere rituali in legno dell’arco alpino occidentale (2005); La vallata sommersa. Testimonianze ed immagini della frazione Chiesa di Pontechianale (2010); altre introduzioni in catalogo per le mostre: Le identità rivelate (2011); Paesaggi interiori ed altri silenzi (2012). Attualmente vive tra Pontechianale e Saluzzo. |