In un giorno di gennaio del 1939 un uomo di 32 anni si imbarca a Genova per un viaggio che lo porterà Massaua, nell’Africa Orientale Italiana recentemente conquistata. Ha lasciato un lavoro sicuro, e una famiglia alla quale è molto legato per rispondere all’invito di due amici che già si sono trasferiti laggiù e hanno avviato una promettente attività commerciale, destinata a svilupparsi con l’arrivo di nuove forze. E così avviene: l’azienda si ingrandisce e prospera. Poi, il colpo di scena: l’Italia dichiara guerra agli alleati e dopo i primi scontri Mario Ombrello viene fatto prigioniero. È la fine di un sogno, il brusco passaggio da una condizione economica e sociale ricca di promesse alla perdita di tutto. Una vicenda, all’epoca, peraltro comune a molti connazionali. Il presente volume, curato dal figlio Massimo, è interamente basato sull’epistolario intrattenuto dal padre con i famigliari e gli amici in patria, sia nella fase iniziale del soggiorno in Etiopia sia durante la prigionia, prima in Kenya poi in Scozia. A renderne interessante la lettura, oltre alle informazioni che se ne ricavano circa gli aspetti pratici legati alla vita coloniale e gli effettivi rapporti che intercorrevano tra la madrepatria e la colonia africana, è anzitutto la personalità stessa di Ombrello, la sua straordinaria capacità di rimanere sempre sé stesso in ogni circostanza. Nessun entusiasmo eccessivo, nessun trionfalismo nel periodo delle “grandi speranze”, nessun scoraggiamento, nessuna lamentela di fronte alle avversità. Il tono delle lettere è sempre sereno, spesso ironico, senza rimpianti, senza fantasie di compensazione. Gli affetti famigliari restano sempre al primo posto, la fiducia nel futuro immutata.
Una storia di vita che, per molti aspetti, ha il sapore di una traiettoria antica.