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È la notte di giovedì grasso del 1975. Due marinai della Capitaneria di Imperia rientrano a casa ridendo, i cappellini di carnevale in testa, e salgono le scale facendosi luce con due girandole accese. Poche ore dopo sono morti: Enrico, il guardiamarina livornese e Domenico, il suo amico. Colpa dello scaldabagno difettoso, dice la Questura. Niente autopsia, funerali celebrati il giorno dopo, caso archiviato. Ma la finestra che Enrico teneva sempre aperta, quella notte, era stranamente chiusa. Tra gli allievi delle sue lezioni di politica c’erano due estremisti spariti nella Legione Straniera. E a settanta chilometri, a Savona, le bombe smisero di esplodere per due mesi per riprendere subito dopo la sua morte… La storia di base, i protagonisti e l’ambientazione sono reali. Il resto, a partire dai dialoghi, è romanzo.
Imperia, 1974. Alle Grotte di Nerone – il locale del borgo marinaro dove si suona il pianoforte, si improvvisano concerti e passano Patty Pravo e un giovanissimo Alberto Fortis – entra un guardiamarina livornese appena assegnato alla Capitaneria di porto. Si chiama Enrico: colto, poliglotta, tennista elegante, nipote di un’ebrea salvata dalla Resistenza. È un ragazzo di destra in anni di piombo, ma di una destra che predica cultura e democrazia: alle sue lezioni per i giovani del Fronte della Gioventù ripete che al governo si va vincendo le elezioni, non con le bombe. E c’è chi non glielo perdona. Attorno a lui prende vita un’intera stagione: Simonetta, la liceale che ama e vorrebbe sposare; Giulio, l’amico che lo ama in silenzio; Domenico, il commilitone malinconico che canta “Vitti na crozza”; le sciate a Monesi con il mare all’orizzonte, la partita di calcio con i marinai sovietici, perfino una tazza di cioccolata con l’ultimo re d’Italia. Poi, la notte di carnevale del 1975, tutto si spegne. E quarant’anni dopo la telefonata di un regista costringe un vecchio cronista a riaprire il faldone “Caso Marinai”: da quel momento le coincidenze si moltiplicano, come se qualcuno, da qualche parte, volesse che quella storia venisse finalmente raccontata.
Bianchi FrancoÈ nato a Diano Castello e vive da decenni a Imperia. Fin da giovanissimo ha dato prova di una spiccata versatilità: è stato sindacalista, insegnante, sceneggiatore. Ma la passione costante è sempre stata il giornalismo, praticato con lo stesso eclettismo, passando indifferentemente dallo sport alla cronaca, dalla giudiziaria alla politica. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1967, prima come pubblicista e poi come professionista, ha cominciato al Lavoro Nuovo di Genova, allora diretto da Sandro Pertini; è passato quindi al Secolo XIX di Piero Ottone, dove è rimasto vent’anni raggiungendo la qualifica di caposervizio, e infine alla Rai. Nel 1991 ha fondato e diretto il settimanale La Riviera, con cui ha approfondito i suoi studi di storia locale: un lavoro di divulgazione che continua ancora oggi in opuscoli e libri, tra cui Imperia cento anni, 100 personaggi illustri (Fusta Editore, 2023). Scrive anche poesie in dialetto ligure, premiate in diversi concorsi. Lions insignito del riconoscimento «Melvin Jones», è Officer del Multidistretto 108 Italy nel Comitato marketing e relazioni esterne. |