ESCI CHE TI CHIUDONO

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Sergio è un ragazzo  quando finisce la sua storia: questa storia.  Una storia di fatica, di sudore,  di pedali, di salite, di sprint finali, di sacrifici nel non uscire insieme agli amici per preservare il risultato della futura gara. Ciclismo, lo chiamano.
Uno sport? Non solo: una passione.  Quasi una ragione di vita. Quasi, appunto.

Sergio Galletto

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Autore         Sergio Galletto
Pagine        288
Formato     14x20
ISBN            978-88-85802-67-4
Prima edizione settembre 2020

Prefazione di Miculà Dematteis
Il grande ciclismo: lo conosciamo tutti. Tutti abbiamo assistito, almeno una volta in tv, a una tappa del Giro d’Italia, del Tour de France o di altre competizioni prestigiose. Tutti abbiamo letto articoli di giornale al proposito, tutti conosciamo i volti dei ciclisti giustamente famosi. Inutile farne i nomi: tutti ne abbiamo in mente almeno una decina, del passato e del presente.
Pochissimi, invece, conoscono il ciclismo lontano dai riflettori: quello che sta a una curva dal professionismo. Pochissimi sanno che questo ciclismo è duro quanto quello blasonato: anzi, è forse ancora più spietato poiché ne è la porta, la soglia. Meno mezzi e maggior volontà di emergere.
Sergio ci racconta questo ciclismo, e lo fa ripercorrendo la sua esperienza: dagli anni Settanta agli Ottanta inoltrati. Non sale in cattedra. Non ne ha bisogno: il suo procedere è un tirare le somme. Si è uomini così. Il suo è un racconto tutto di grinta, di nervi, di sacrificio: dalle pedalate in sella al triciclo al Giro d’Italia dei Dilettanti, alle gare internazionali in mezza Europa.
C’è tutto: la guerra infinita contro il limite fisico e mentale; l’amicizia con i compagni; il militare insieme a un certo Gianni Bugno, luminoso; i passaggi a diverse squadre; le vittorie; lo spettro dell’anfetamina.
C’è il denaro, quello che tiene unito il carrozzone a disposizione della stampa: c’è lo spettacolo, il modo malato in cui gira. C’è la differenza tra doping e paradoping: la magrezza che deve sfiorare lo 0% del grasso in corpo, i disturbi alimentari, quelli depressivi. Il coming out di molti sull’argomento. Ogni pagina, nervosa e arrabbiata, è preziosa, perché rivela ad ogni riga il suo contrario: la speranza per i più giovani che si avvicinano a questo grande sport.
È un racconto di fiducia, questo: è un racconto di gioia. È la vittoria, quella che non ha bisogno di medaglia né coppa.

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Uno sport? Non solo: una passione.  Quasi una ragione di vita. Quasi, appunto.

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